10 feb 2026
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Quando si parla di finanza aziendale, uno degli errori più comuni è confondere il concetto di profitto con quello di cash flow. Sono due indicatori importanti, ma non raccontano la stessa storia.
Un’azienda può risultare “in utile” e, allo stesso tempo, attraversare momenti di difficoltà nel breve periodo. Il motivo è semplice: la liquidità.
Ed è proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più utili per leggere davvero la situazione finanziaria di un’impresa: il cash flow.
Capire il cash flow per leggere davvero la solidità di un’impresa
Il cash flow, o flusso di cassa, è la differenza tra le entrate e le uscite di una società. In altre parole, riassume le variazioni, positive o negative, della liquidità aziendale in un determinato periodo.
A differenza di fatturato e utile d’esercizio, il cash flow risponde a una domanda molto concreta: l’azienda è in grado di sostenere le proprie spese contando sulle risorse disponibili?
Per questo motivo, quando si vuole valutare la capacità di un’impresa di crescere e reggere nel tempo, uno dei primi parametri da guardare è proprio il flusso di cassa. E, idealmente, deve essere positivo.
La differenza che molte imprese scoprono troppo tardi
Fatturato e profitto raccontano solo una parte della storia. Il profitto può essere influenzato da elementi contabili e tempistiche fiscali, mentre il cash flow fotografa un aspetto immediato: quanta liquidità entra e quanta ne esce realmente.
Un’impresa può vendere molto, fatturare bene, ma incassare tardi. Nel frattempo, però, deve comunque pagare fornitori, stipendi, affitti e tasse. Il risultato può essere un cash flow negativo anche in presenza di buoni numeri “sulla carta”.
Cosa significa avere un cash flow negativo?
Un flusso di cassa negativo significa che, in un determinato momento, l’azienda non è stata in grado di far fronte alle proprie spese contando solo sulla liquidità disponibile.
È uno scenario tutt’altro che raro, soprattutto nelle startup o nelle imprese nelle prime fasi della loro vita. Spesso dipende da ritardi nel pagamento delle fatture o da spese impreviste che impattano in modo significativo.
Ci sono situazioni in cui il cash flow può peggiorare anche senza segnali “eclatanti” nei risultati di fine anno. Per esempio, una dimissione imprevista può portare a dover liquidare il TFR, oppure può capitare di dover affrontare pagamenti verso l’Agenzia delle Entrate: eventi che incidono subito sulla cassa.
